AMERIKATSI
Cari soci,
desidero innanzitutto ringraziarvi per l’apprezzamento che molti di voi hanno espresso nei confronti del cine-concerto dedicato a Buster Keaton.
La palla n. 13 continua a sorprendere e a lasciare senza fiato a oltre cento anni dalla sua realizzazione, e l’interpretazione dal vivo dei Sincopatici ne ha esaltato ritmo, poesia e modernità.
Ma guardiamo avanti.
Domani vi proponiamo Amerikatsi, una pellicola che unisce commedia e dramma in un equilibrio delicato e originale. Si tratta di un film armeno — e, per quanto mi ricordi, è la prima volta che il nostro Cineforum presenta un’opera proveniente direttamente da questo Paese .
In passato abbiamo affrontato il tema del genocidio armeno con film come Ararat di Atom Egoyan e La masseria delle allodole dei fratelli Taviani, ma si trattava di produzioni internazionali. Amerikatsi, invece, si distingue per essere una produzione totalmente armena e per ambientare la propria vicenda direttamente nel contesto storico e culturale del Paese nel secondo dopoguerra.
Il film è scritto, diretto, montato e interpretato da Michael A. Goorjian, regista e attore statunitense di origine armena, noto al pubblico per il ruolo di Heroin Bob in Fuori di cresta.
L’opera si muove tra fiaba e realismo storico. Ambientato nell’Armenia staliniana del secondo dopoguerra, racconta la vicenda di Charlie, sopravvissuto al genocidio ottomano del 1915 e cresciuto negli Stati Uniti, che nel 1948 decide di tornare nella terra d’origine, ritrovandosi però vittima delle repressioni sovietiche.
Amerikatsi si inserisce in quel filone di film capaci di raccontare l’orrore della storia attraverso una lente umanista, talvolta ironica, mai superficiale. Un approccio che richiama opere come La vita è bella di Roberto Benigni, Train de vie di Radu Mihăileanu o Il grande dittatore di Charlie Chaplin — non a caso citato esplicitamente anche all’interno del film.
Vi aspettiamo dunque per scoprire insieme un’opera che unisce memoria storica, identità e speranza, dimostrando ancora una volta come il cinema sappia trovare, anche nelle pagine più oscure del Novecento, uno spazio per l’umanità.
PROGRAMMAZIONE IMPERIESE

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